Agenzia Hawzah News – Il voto plebiscitario del popolo iraniano a favore della Repubblica Islamica consolidò uno dei principali obiettivi della Rivoluzione Islamica: la realizzazione della democrazia religiosa. È questa la lettura proposta dall’Hojjatoleslam Mohammad Reza Bagherzadeh, membro del corpo docente dell’Istituto Imam Khomeini, in un’intervista rilasciata all’Agenzia Hawzah News.
Secondo l’Hojjatoleslam Bagherzadeh, l’ampia partecipazione popolare al referendum del 12 Farvardin 1358 (1 aprile 1979) costituì un evento pressoché senza precedenti nel panorama dei sistemi politici contemporanei e mostrò con chiarezza quanto il popolo iraniano, dopo la caduta del regime Pahlavi, fosse determinato a partecipare direttamente alla definizione del nuovo assetto politico del Paese.
Al centro della sua riflessione vi è il significato della celebre formula dell’Imam Khomeini: «Repubblica Islamica, non una parola in meno, non una parola in più». A suo avviso, l’Imam comprese con grande lucidità politica che il ruolo del popolo nella struttura del nuovo Stato dovesse essere definito in modo chiaro e inequivocabile. «Repubblica» significa infatti che il popolo deve svolgere un ruolo attivo e partecipare alla gestione degli affari del Paese; ma questa partecipazione, ha spiegato, si colloca entro un quadro preciso, quello dell’Islam. Si tratta dunque di una repubblica in cui siano gli stessi cittadini a contribuire alla realizzazione dell’Islam e dei programmi islamici nella società.
L’Hojjatoleslam Bagherzadeh ha inoltre contestato l’idea secondo cui la Repubblica Islamica rappresenterebbe un modello del tutto inedito nel mondo. A suo giudizio, il fatto che la forma repubblicana venga qualificata da un sistema di valori non costituisce affatto un’anomalia. Ha ricordato che anche altrove la democrazia si presenta accompagnata da specificazioni ideologiche e valoriali, come nel caso della socialdemocrazia o della democrazia liberale. In tali modelli, il governo del popolo si esercita entro il quadro dei valori del socialismo o del liberalismo; allo stesso modo, in Iran si parla di governo del popolo nel quadro dei valori islamici, in quanto la società è musulmana. Per questo, ha osservato, tale qualificazione non annulla in alcun modo il carattere repubblicano del sistema.
Uno dei nodi teorici affrontati nell’intervista riguarda proprio il rapporto tra i due termini che compongono la definizione di Repubblica Islamica. L’Hojjatoleslam Bagherzadeh ha ricordato che già nei primi tempi della vittoria della Rivoluzione alcuni ritenevano l’espressione contraddittoria, sostenendo che «repubblica» significherebbe «ciò che vuole il popolo», mentre «islamica» indicherebbe «ciò che vuole Dio». La risposta, secondo il docente, è però semplice: il popolo ha votato proprio per l’islamicità del sistema, ossia per un ordinamento fondato sulla volontà divina; di conseguenza, non vi è alcuna contraddizione tra i due elementi.
L’Hojjatoleslam Bagherzadeh ha poi sottolineato che ogni sistema fondato sulla partecipazione popolare mira naturalmente a rafforzare il coinvolgimento dei cittadini. In questo senso, ha ricordato come sia l’Imam Khomeini sia la Guida martire abbiano sempre insistito sull’importanza di una presenza ampia e consapevole del popolo nelle diverse consultazioni elettorali. A suo avviso, la partecipazione massiccia non rappresenta soltanto un elemento di legittimazione politica, ma produce effetti significativi anche sul piano culturale, sociale, della sicurezza interna e persino delle relazioni internazionali.
Nel prosieguo dell’intervista, il docente ha collegato la capacità di resistenza dell’Iran al carattere popolare della Repubblica Islamica. Secondo l’Hojjatoleslam Bagherzadeh, la fermezza con cui oggi il Paese si oppone agli Stati Uniti e al sionismo, oltre a dipendere dalla grazia divina, affonda le sue radici proprio nel fatto che questo sistema si è sempre mantenuto fondato sul popolo. L’esperienza di quarantasette anni, ha osservato, dimostra che la Repubblica Islamica ha potuto opporsi con coraggio alle potenze tiranne e corrotte del mondo perché si è sempre appoggiata alla propria base popolare. È questa stessa caratteristica, ha aggiunto, che le consente di difendere, nonostante sanzioni, pressioni, aggressioni e difficoltà, non solo i propri diritti, ma anche quelli del mondo islamico e di tutti gli oppressi.
In conclusione, l’Hojjatoleslam Bagherzadeh ha offerto una lettura più ampia del significato della partecipazione popolare nel sistema islamico. A suo giudizio, l’insistenza dell’Imam Khomeini e della Guida martire sulla massima partecipazione alle elezioni non può essere interpretata soltanto in termini di strategia politica o di consolidamento del potere. Al di là di ogni lettura puramente mondana, ha affermato, l’obiettivo del sistema politico islamico è condurre il popolo verso le vette della perfezione e della felicità.
È proprio qui, secondo il docente, che il modello islamico si distingue da tutti gli altri modelli politici: i suoi leader non cercano soltanto la propria salvezza, ma mirano anche alla crescita, all’elevazione e al perfezionamento dell’intera società. Un percorso che può comportare costi anche elevati sul piano economico, politico e culturale, ma che trova il suo significato più profondo nell’accrescimento della comprensione, della maturità e della consapevolezza del popolo lungo il cammino della perfezione.
A cura di Mostafa Milani Amin

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